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Convegno evasione fiscale - Dossi

Relazione conclusiva di Claudio Dossi, segretario regionale Spi Cgil al convegno dal tema:
"RISORSE POSSIBILI PER SERVIZI E TERRITORIO"
Presentazione di una ricerca sul rischio di evasione fiscale a Bergamo

Ringraziamo tutti i partecipanti a questa iniziativa del sindacato dei pensionati per aver scelto di misurarsi su un tema come questo, di questi tempi parlare di questo tema mentre tutti dicono che bisogna pagare meno tasse è complicato e va spiegata bene e comunque per noi non è una contraddizione.

Pochi giorni fa il sindacato unitario ha riportato i lavoratori e i pensionati in piazza in una grande manifestazione, con due parole d'ordine LAVORO E EQUITA' FISCALE, DOVE per noi EQUITA' FISCALE è PROPEDEUTICA A CREARE IL LAVORO.

Ecco perché a questo tema occorre dedicare una incessante attenzione.

Oggi abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare attentamente il parere di alcuni degli attori principali che, ogni giorno lavorano con l'obiettivo di garantire equità e sviluppo sociale, ringrazio l'Agenzia delle entrate Regionale e in particolare il dott. Ursilli, al quale quando abbiamo proposto questo terreno di confronto si è reso subito disponibile favorendo le iniziative territoriali su questo tema come quelle già tenute a Mantova, Lecco, Brescia,che hanno preceduto questa iniziativa di Bergamo e per le altre già in programma a Varese, Cremona, Sondrio e Lodi, lo stesso ringraziamento va all'ANCI Regionale.

Da tutti loro abbiamo sentito osservazioni e spunti interessanti, occorre tenere presente i contributi che sono venuti e nel cercare di tirare le fila di questa discussione e nelle conclusioni tenterò di avanzare una proposta di lavoro che potrebbe essere utile alla lotta comune all'evasione ed elusione fiscale.

Quando abbiamo pensato a questo lavoro ci è venuta spontanea una domanda: ma se le risorse pur nascoste ci sono, perché lo stato sociale oggi è visto come un problema?

A questa ne hanno fanno seguito subito delle altre: quante risposte potremmo dare allo stato sociale e allo sviluppo, se si impedisse a coloro che non pagano le tasse di farlo?

E ancora: cosa possiamo fare insieme, per contribuire a fare in modo di sconfiggere questa piaga per pagare meno tasse e garantire risorse al sociale?

Come si sa il sindacato confederale é attore della negoziazione sociale sul territorio, ci confrontiamo con i comuni e nei Pdz e negli ultimi anni abbiamo assistito a continui tagli dei trasferimenti nazionali, che di fatto hanno ridotto le risorse destinate ai servizi sociali.

Un esempio a livello nazionale Il fondo della non autosufficienza è stato azzerato nel 2012 e solo con gli attuali 275 milioni una tantum è stato parzialmente rifinanziato per il 2013, di cui 42 milioni è la quota spettante alla Lombardia e per questo sarebbe bene che la Regione oltre a queste risorse distribuisse ai comuni anche i 70 milioni del fondo regionale già deliberati a luglio 2012 per il 2013, queste risorse servono subito ai comuni e successivamente ai PDZ per rispondere alla programmazione dei servizi sociali territoriali e sarebbe bene che l'assessorato alla famiglia proceda in fretta dopo l'avvenuto accordo con Anci a stornare queste risorse, vi è un enorme bisogno.

Nella fase attuale, contraddistinta da una forte e perdurante crisi economica e con una progressiva riduzione delle risorse disponibili, affrontare il tema di come si finanzia il sistema sociale dei servizi costituisce una priorità da considerare.

Ecco perché, a fronte dei tagli al sistema delle autonomie e ai vincoli del patto di stabilità, la lotta alla evasione fiscale può essere una fonte di recupero di risorse da parte degli enti territoriali.

Proprio per questo riteniamo importante l'uso delle risorse derivanti dalla lotta all'evasione fiscale e contributiva, risorse che devono essere in parte destinate al mantenimento e alla crescita dei servizi sociali territoriali che rappresentano il capitolo di spesa più esposto al ridimensionamento da parte degli enti locali.

Per questo ci siamo detti che forse era il caso di guardare dentro questi problemi e cercare di verificare in concreto se tutti fanno lo stesso sforzo per sostenere lo sviluppo e lo stato sociale.

Tutti noi sappiamo che il sistema di protezione sociale è affidato alla solidarietà fiscale, al concorso alla spesa da parte di chi richiede i servizi e sulle imposte.

È in questo modo che abbiamo costruito il nostro welfare,che oggi è sotto accusa, tant'è che qualcuno ormai afferma che non ce lo possiamo più permettere.

Questo non è vero in assoluto e va respinto, forse si può dire che deve essere riarmonizzato e adeguato alle nuove esigenze e ai nuovi contesti, ma non si può ridurre.

Questo anche perché la spesa sociale Italiana è al di sotto di quella della Germania, Francia e Inghilterra, paesi simili a noi con un sistema di welfare vero e articolato.

Qualche dato. La spesa pubblica procapite in Italia destinata al welfare nel 2011 è stata di 7.055 euro, contro i 7.033 dell'Inghilterra i 9.008 della Germania e i 10.011 della Francia.

Anche per la non autosufficienza tema molto delicato che risente dell'invecchiamento della popolazione, in Italia si spende molto meno degli altri, 558 euro procapite da noi contro una forbice degli altri paesi come Francia, Germania e Inghilterra che va da 841 a 963 euro.

Questo per dimostrare che è ingiustificato dire che bisogna ridimensionare lo stato sociale.

Bisogna invece recuperare l'evasione fiscale, questo sì.

Come abbiamo visto l'evasione esiste, e si deve riconoscere che in provincia di Bergamo vi è una propensione alla evasione non contenuta e comunque diversificata a secondo dei comuni, dovuta a un territorio complesso con fortemente industrializzate e territori fatti da piccole e piccolissime aziende, con territori turistici e di comuni che hanno integrato consistenti problemi di immigrazione.

Anche in altre provincie della Lombardia il dato di rischio evasione è più o meno accentuato, come dimostra la ricerca e per questo pensiamo che lo studio dell'IRES diventa per i comuni uno strumento supplementare per capire dove questo fenomeno può annidarsi.

Ecco allora l'importanza di un'iniziativa come questa: cercare di capire - attraverso il rapporto elaborato - la realtà lombarda e di Bergamo, analizzandola attraverso il rischio "evasione fiscale" che potenzialmente esiste.

Possiamo dire che con lo studio dell'IRES si affronta il tema, non solo con considerazioni macro, a cui spesso siamo abituati, ma che diversamente con loro si è intrapreso il tentativo di esaminare più nel dettaglio le nostre realtà locali, non per criminalizzare, ma per fare luce su un tema che, spesso divide chi giustamente vorrebbe pagare meno tasse da chi pur non pagandole, vorrebbe pagare ancora meno.

In questo caso la trasparenza è indispensabile se vogliamo raggiungere l'obiettivo dell'equità e soprattutto se vogliamo recuperare quelle risorse ormai indispensabili per garantire uno sviluppo che per noi tutti, dovrebbe significare risorse da destinare al lavoro, creando nuovi posti e risorse da destinare allo stato sociale.

Oggi serve garantire il sociale senza aumentare né tributi né tasse e invece spesso anche nei comuni si aumentano i tributi e le tasse locali per far quadrare i bilanci.

Come è stato detto anche in provincia di Bergamo la spesa per servizi sociali in senso stretto ha avuto un calo del 0,93% nel 2011/12, nonostante lo sblocco della addizionale Irpef che peseranno nelle tasche dei contribuenti con circa il 15,3% in più del 2012.

Questo ci fa dire che anche qui come in altre provincie Lombarde l'aumento delle risorse disponibili per i comuni non si trasformano assolutamente in potenziamento dei servizi.

Se pensiamo che nel 2008 le risorse statali destinate per misure sociali ammontavano a 2.526 milioni di euro, risorse che poi sono state ridotte fino a 229 milioni nel 2012 che nel 2013 risaliranno a 766 milioni per poi diminuire ancora nel 2014 fino a199,capiamo l'importanza del recupero delle risorse evase.

Il risultato di questa indagine non sarà certamente esaustivo,ma ci da modo di riflettere ulteriormente sul tema relativo all'evasione fiscale come sottrazione di risorse a danno della collettività e l'iniziativa di oggi, pensiamo che un obiettivo lo abbia certamente ottenuto: ci ha infatti offerto l'opportunità di vedere concretamente che cosa succede nelle nostre comunità locali e nell'economia del territorio, a tutti i livelli, permettendoci così di capire meglio dove sta il rischio evasione.

Come abbiamo sentito da Francesco Montemurro dell'Ires e dagli interventi, l'evasione è vicina a noi più di quanto possiamo immaginare e solo conoscendolo, il fenomeno sarà anche più facile combatterlo insieme.

Insomma il tentativo, attraverso questo studio, è quello di far prendere maggior coscienza a tutti del problema - specialmente ai sindaci, che oggi sono in difficoltà per le risorse sempre più esigue - e rendere ancora più visibile, come siano sostenute le risorse a cui potrebbero attingere, se questa rete istituzionale e sociale che in parte si è materializzata in questa giornata, sviluppasse tutte le sue potenzialità, continuando a lavorare assieme per ostacolare l'evasione fiscale.

Come dicevo le analisi presentate sono state realizzate per promuovere un dibattito pacato e al tempo stesso chiaro e incisivo su questi temi e del possibile riutilizzo dei fondi recuperati a favore delle politiche sociali e del welfare allargato.

Non è nostra intenzione demonizzare qualcuno, né lanciare una caccia alle streghe. C'è, invece, l'intenzione di promuovere maggiore consenso e coesione attorno a questi temi certamente complessi.

Il quadro come si diceva è impietoso, una evasione fiscale in crescita del 16% in Lombardia, mentre il dato nazionale porta il nostro paese a detenere addirittura il primato in Europa.

Tant'è che l'EUROPA ci invita attraverso la commissione europea ad adottare una energica lotta alla evasione fiscale e al lavoro nero, ci chiede di aumentare i controlli, ridurre le esenzioni fiscali e a proposito di IMU, a trasferire il carico fiscale dal lavoro alla proprietà e questa la dice lunga rispetto al dibattito nel nostro paese.

L'evasione in Italia rappresenta, infatti, in percentuale il 17% del Pil, in termini reali si tratta di una somma prudenziale compresa tra i 230 e i 245 miliardi di euro a cui vanno aggiunti 60 miliardi di corruzione, un quarto della economia nazionale, questo basterebbe per farci comprendere il ruolo che ha giocato l'evasione fiscale sul rallentamento dello sviluppo economico e sociale del nostro paese in questi anni, risorse queste che sono rimaste nelle tasche di pochi e che invece avrebbero dovuto essere le risorse del paese.

Come denunciato anche dal rapporto della Guardia di Finanza il 27 % delle tasse ogni anno evapora, mentre la pressione fiscale sale inesorabilmente al 57%.

I mancati introiti fiscali rappresentano circa 120 miliardi di euro annui, una somma certamente grande.

Nella pancia di Equitalia ci sono 545 miliardi da riscuotere, somma realizzata in 10 anni pari a 20 finanziarie, 1/4 del Pil, che tra l'altro provoca un buco allo Stato, agli enti locali e agli enti previdenziali.

La stessa evasione dell'imposta sui consumi è ormai pari a 45 miliardi.

Per questo occorre ribadire che tagliare le tasse a un ricco non serve, tagliarle a un povero vuol dire far ripartire l'economia e il lavoro.

Con la metà di queste risorse, pur con gradualità non avremmo problemi a finanziare lo sviluppo, la ricerca, l'innovazione, l'università, si potrebbe ridurre l'irpef ai redditi medio bassi, sostenere le famiglie in difficoltà, si potrebbe ridurre le tasse alle imprese e si trancerebbe il cuneo fiscale, ci sarebbero più risorse per i comuni e non si bloccherebbero le rivalutazioni delle pensioni e ancora, si darebbero risposte agli esodati e ai cassaintegrati senza problemi e forse si sarebbe potuto evitare le ultime modifiche peggiorative con la legge Fornero.

E invece, tutto è complicato, lo si vede anche dai dati della ricerca.

E sì, perché si evadono i tributi nazionali: Irpef e Iva, ma si evade anche sui tributi regionali come l'Irap, come anche sui tributi comunali come è stato per l'ICI (ora sostituita dall'IMU) e la Tarsu (ora sostituita dalla Tares) tenendo presente che su questi due tributi gravano inoltre pesanti incognite per le amministrazioni locali che non hanno ancora oggi certezze sul gettito tanto che i bilanci preventivi sono stati prorogati a settembre, ma permane una situazione di incertezza dovuta alla mancanza di una complessiva riforma della fiscalità nazionale e locale che superi le incongruenze di un federalismo amministrativo e fiscale frutto di improvvisazione.

Dobbiamo sapere che per la particolare situazione ci saranno problemi per alcuni a pagare servizi e tributi locali e i problemi principali li avranno i pensionati al minimo, i disoccupati i cassaintegrati, proprio per questo l'applicazione dell'Isee diventa indispensabile per tutelare i redditi medio bassi e le famiglie con non autosufficienti a carico.

I dati nazionali e locali contenuti nel rapporto, ci dicono che si evade al nord come al sud, tanto che si potrebbe affermare: "abbiamo fatto l'Italia, ora facciamo gli evasori", ma battute a parte, i dati illustrati, compresi quelli della nostra regione, sono preoccupanti ,come evidenzia l'IRES, il valore aggiunto sommerso in Lombardia è pari a 46,5 miliardi,pari a circa 10 miliardi di mancati introiti.

Si è avuta troppa fretta a mettere il bavaglio a Equitalia, senza strumenti la lotta alla evasione non si può fare.

La lotta all'evasione fiscale costituisce, per noi, un grande valore. La sua affermazione è il presupposto per rafforzare nella società il pilastro della legalità, della giustizia e dell'equità sociale.

Le tasse vanno pagate per una questione di equità, si devono pagare perché con le tasse si garantisce il welfare si danno servizi alle imprese e si può fare una politica che favorisca le nuove generazioni.

L'evasione rappresenta un fattore di iniquità e di diseguaglianza sociale e la politica deve fare la sua parte, serve cambiare mentalità e occorrono leggi semplici ma che non lascino spazi alla evasione e all'elusione e occorrono leggi che rafforzino la cooperazione tra comuni e agenzia delle entrate e altri soggetti istituzionali.

L'esempio di etica e rigorosità deve venire in modo inequivocabile da chi guida le istituzioni.

Il quadro come si diceva è drammatico e il disagio è forte:

Tasso di disoccupazione giovanile al 37%i disabili sono 2,6 milionii cittadini in stato di povertà relativa sono circa 8 milioni (2,6 milioni di famiglie)Il reddito medio delle famiglie in Lombardia è diminuito del 2,4%3,4 milioni di persone sono considerate povere assolute, 1,3 milioni sono lavoratori precarigli anziani non autosufficienti sono oltre 2 milioni e su questo tema, ultime dati ci dicono che le liste di attesa nelle strutture residenziali per anziani in Lombardia si sono azzerate e ora siamo addirittura alla mancata saturazione, abbiamo più posti disponibili rispetto al bisogno manifestato, pensate che a Milano la saturazione dei posti letto è all'85%, il motivo le famiglie non riescono più a pagare le rette per gli anziani nelle Rsa, un fenomeno che non avremmo mai immaginato fino a qualche anno fa.Il reddito disponibile in Lombardia è diminuito del 10% e con un PIL che è ritornato al Pil di tredici anni fa.L'importo medio dei trattamenti di vecchiaia in Lombardia è pari a 635 euro.

Pensiamo al fenomeno della povertà, cosa significa oggi dire che ci sono 8 milioni di poveri relativi?

Sono sempre gli stessi o cambiano ogni anno? E come si calcola la povertà? E chi sono i poveri oggi? E ancora, come e cosa possono fare lo Stato e le istituzioni per rispondere a un bisogno tanto forte qual è appunto la povertà?

Per noi l'equità fiscale e la lotta alla evasione sono strumenti che possono contrastare la povertà.

Per questo noi abbiamo scelto di verificare se anche a livello locale il grimaldello fiscale che lo Stato nazionale ha consegnato ai comuni, per la lotta alla evasione fiscale sia stato utilizzato.

Insomma abbiamo scelto con la ricerca dell'IRES di lavorare più sulle cause che sulla teoria, approfondendo su questo tema il sistema economico e produttivo anche di questa provincia.

L'IRES, come avete sentito ci ha consegnato un quadro di riferimento su cui ragionare.

Del resto noi siamo un sindacato e se vogliamo che ci siano dei risultati concreti su questi temi dobbiamo tentare di segnalare e correggere quello che anche nella nostra Regione non funziona.

Dobbiamo riconoscere che nell'ultimo anno è stata rilanciata la strategia di lotta all'evasione in cui i comuni assumono un ruolo determinante.

Con la legge 133 i comuni vengono individuati come referente territoriale per l'invio di segnalazioni qualificate all'Agenzia delle Entrate.

Su questo abbiamo sentito stamane il quadro presentato dall'Anci.

Per questo per loro sono stati incrementati i benefici che derivano ai comuni da questa collaborazione con l'Agenzia delle Entrate. Si è passati dal 30% dei proventi derivante da quanto incassato a titolo definitivo in favore dei comuni ad un progressivo aumento dal 33% al 100% gli introiti per le casse comunali fino al 2014, dopodiché si tornerà alla destinazione del 50%.

E il fatto di perseguire una politica di contrasto all'evasione fiscale porta anche ulteriori benefici ai i comuni.

Ci riferiamo alle disposizioni sul Patto di stabilità interno che indica tra i criteri di "virtuosità" - con i quali i comuni possono ottenere l'allentamento del Patto e dunque avere maggiori risorse spendibili, la questione del contrasto all'evasione fiscale.

Dunque a partire dal 2014 i comuni avranno benefici, anche in termini di riduzione dell'incidenza del Patto di stabilità interno se percorreranno questa strada.

L'obbiettivo prioritario deve essere quello di rilanciare il sistema complessivo dello sviluppo, per fare questo occorre da un versante un utilizzo prudente della leva fiscale per ristabilire il rilancio della crescita economica e dall'altra le politiche di prevenzione e di contrasto devono diventare lo strumento prioritario da adottare.

A proposito di una politica di contrasto da parte dei comuni lombardi, siamo a conoscenza di circa 580 protocolli tecnici antievasione siglati tra le amministrazioni comunali e l'Agenzia delle Entrate.

I comuni in Lombardia sono 1544, sarebbe importante capire le cause del perché manchino all'appello un numero certamente non esiguo di comuni alla sottoscrizione di questi patti antievasione, nonostante la collaborazione su questi temi tra Agenzia delle Entrate e Anci sia addirittura iniziata nel lontano novembre 2008.

Sappiamo che ci sono dei problemi che andrebbero risolti sui patti antievasione, i sindaci e gli assessori che incontriamo come sindacato nella negoziazione sociale ci evidenziano alcuni problemi, che ci permettiamo di segnalare alla agenzia delle entrate.

· Andrebbe resa certa la capacità di recupero delle risorse per stimolare i comuni che non hanno ancora intravisto l'efficacia della dell'iniziativa abbreviando i tempi tra accertamento e versamento del riscosso.

· Viene segnalata una oggettiva difficoltà sul tema accertamento dei tributi erariali e che la collaborazione con Agenzia delle Entrate è difficoltosa per motivi legati alle procedure operative e legislative.

· Spesso le segnalazioni fatte non vengono tenute in considerazione dall'Agenzia delle Entrate, che preferisce concentrarsi sulle segnalazioni a recupero maggiore.

· Ed inoltre vi è Il tema della formazione del personale e delle difficoltà a dotarsi di strutture tecnologiche evolute.

· Tutti problemi questi, che a nostro avviso se riconosciuti veri, devono essere presi in considerazione e superati, ma io penso che la vera criticità per i comuni che non hanno ancora sottoscritto questi patti antievasione è la mancanza di volontà politica, questa purtroppo sta in capo solo al singolo sindaco e alla sua amministrazione.

Su questo tema ci preme segnalare alcune esperienze positive fatte in altre Regioni su questo tema.

In Emilia Romagna i comuni che stanno collaborando con l'Agenzia Entrate PER IL RECUPERO DELL'EVASIONE sono ormai sopra l'80%.

Va comunque riconosciuto che, anche in Lombardia, è stata aperta la strada alla lotta all'evasione fiscale.

Anche in provincia di Bergamo servirebbe che tutti i comuni nessuno escluso, sentissero il dovere morale di sottoscrivere questo patto di contrasto alla evasione fiscale.

Non dimentichiamoci che il comune è l'ente territoriale più vicino ai bisogni dei cittadini e che le sue finalità prioritarie sono la gestione dei servizi e dei servizi sociali.

E i servizi sociali si salvaguardano se le risorse non vengono meno ,cosa che non sta avvenendo nemmeno in Lombardia, perché abbiamo provato a sommare tutti i bilanci di previsione dei comuni per la parte destinata al sociale e il dato che emerge è che mentre la somma complessiva stanziata nel 2011 è stata di 1 miliardo e 633 milioni, nel 2012 è stata di 1 miliardo e 588 milioni, pertanto mancano all'appello 45 milioni.

Questo è il segnale tangibile che siamo già in una fase di riduzione dei servizi sociali.

Occorre riconoscere che la lotta all'evasione fiscale non può essere affidata solo ai comuni, anche la Regione Lombardia può e deve fare la sua parte.

Alcune Regioni hanno sottoscritto specifici protocolli con l'Agenzia delle Entrate per la gestione dei tributi regionali, come ad esempio la Regione Toscana, la quale assegna ai comuni il 50% di quanto recuperato dall'evasione dei tributi regionali (Irap, Addizionale regionale Irpef, Bollo Auto).

Sempre nella stessa regione, vi è inoltre uno specifico protocollo relativo anche al recupero dell'evasione contributiva.

Inoltre Regione Toscana e Anci hanno condiviso l'obbiettivo del coordinamento dei sistemi tributari dei diversi livelli istituzionali con la finalità di costruire un assetto complessivo ed equilibrato.

I dati che emergono da queste che potremmo definire buone pratiche, anche se spesso comunicati parzialmente o in ritardo, dimostrano che questo sistema funziona.

I comuni toscani che nel 2013 hanno aderito ai patti antievasione sono l'86%.

Un elemento ulteriore sul quale è necessario approfondire la riflessione riguarda la possibilità di interazione tra le banche dati.

Oltre all'Agenzia delle Entrate e i comuni, abbiamo altri soggetti che dispongono di banche dati importanti come l'inps, qui convergono i dati relativi alle domande Isee.

E recentemente si è aperto un ulteriore importante canale di informazioni, quello che riguarda la possibilità di attingere dati sui conti correnti bancari e postali.

Ecco, se si iniziasse a mettere in connessione le banche dati Inps sull'Isee, i dati dell'Agenzia delle Entrate, l'Agenzia del Territorio, il redditometro, avremmo la possibilità di un vero controllo a tappeto dell'evasione fiscale e contributiva.

Tornando a noi, pensiamo che la Regione Lombardia dovrebbe percorrere in fretta questa strada percorsa da altre Regioni e proprio per questo servirebbe sollecitarla perché si incammini su questa strada.

Andrebbe sollecitata anche a praticare politiche attive, ad esempio, a fare sì che promuova l'associazionismo intercomunale per la lotta all'evasione, sostenendo anche economicamente i comuni che si uniscono per gestire in forma associata le entrate tributarie, le imposte e i servizi fiscali.

In Lombardia dobbiamo riconoscere che anche Anci, attraverso Retecomuni, ha intrapreso con decisione la strada del contrasto alla evasione sul tema del catasto e fiscalità.

Altre esperienze si stanno affacciando,come quella di Treviso dove le associazioni di categoria e i sindacati provinciali hanno deciso di fare la loro parte coordinandosi nel comune impegno di diffondere la cultura della crescita e sviluppo che faccia perno sulla legalità.

Il patto più unico che raro nel panorama italiano ci dice che i firmatari si impegnano a promuovere presso i loro associati la cultura della legalità, la lotta alla corruzione, il rispetto della norma fiscale e del lavoro, contrasto al lavoro nero e valorizzazione della sicurezza, valorizzando il lavoro regolare, impegno verso il rispetto delle norme nel subappalto.

Impegno attivo a favorire l'estensione dei patti antievasione nei comuni, si impegno a segnalare alla magistratura e alle forze dell'ordine episodi e comportamenti che violino le norme di legge, si impegnano a fare informazione e formazione nei confronti dei propri iscritti sul tema della infiltrazione criminale, prevenire usura, rafforzando i confidi ed infine coinvolgendo sui principi del patto il territorio, istituzioni e enti.

Una buona pratica questa da condividere sul come costruire la cultura della legalità.

Concludendo:

Proprio in base a tutto quello che abbiamo detto finora riteniamo utile avanzare un'idea che stiamo portando in giro nelle nostre iniziative; perché non costruire a livello locale un tavolo di confronto provinciale, sperimentale, tra Anci, Agenzia delle Entrate, parti sociali e altri che andranno individuati, che avviino un innovativo percorso collaborativo su questi temi e che apra la strada ad una "programmazione partecipata".

Insomma, perché non ragionare su come affiancare ai protocolli tecnici di cui abbiamo parlato anche qui oggi, tra Agenzia delle Entrate e Anci, anche dei "Protocolli sociali" nei quali definire un percorso condiviso di programmazione destinato all'individuazione degli obiettivi di spesa, e all'interno di questa, anche alla definizione degli obiettivi di "benessere sociale", ovvero di quegli interventi che vedano la partecipazione attiva e propositiva delle forze sociali del territorio, comprese le organizzazioni sindacali confederali.

Quello che si potrebbe concretizzare è un percorso innovativo, nel quale la politica di contrasto all'evasione fiscale e contributiva veda la partecipazione attiva delle forze sociali all'interno di un più complessivo disegno di programmazione locale, che inizia con la predisposizione dei bilanci preventivi e termina a consuntivo con la verifica dei risultati conseguiti dalle amministrazioni locali.

Dunque l'obiettivo ambizioso, al quale mirare è la partecipazione attiva alla lotta alla evasione fiscale e contributiva, non solo per recuperare risorse in favore della comunità per sostenere i servizi sociali e lo sviluppo territoriale, ma anche per aprire un percorso di lavoro sinergico tra le parti in campo, evitando l'isolamento e la dispersione delle iniziative.

Come si diceva anche nel lavoro presentato dall'IRES e che condivido, va respinto l'assioma che spesso viene richiamato quando si parla di evasione in Italia,quando si afferma che i livelli di sommerso e dell'evasione sono giustificati dalla forte pressione tributaria.

Ciò è falso, basta osservare le stime dell'evasione dei paesi europei avanzati del nord Europa.

In Italia il fenomeno evasivo ha radici storiche e la pressione fiscale si è innalzata soprattutto negli ultimi 20 anni, non sarà certamente un caso, questo è il risultato della dottrina berlusconiana, quando il potere politico ai suoi vertici giustifica come si è fatto, l'evasione fiscale si produce danni immensi al Paese e alla collettività.

La seconda riflessione riguarda le cause del fenomeno evasione.

Nell'indagine si individuano alcuni indicatori di carattere socioeconomico per stimare il rischio di evasione, tra i quali le connessioni tra fenomeno evasione e comportamenti devianti d'impresa e delle singole persone.

Come vedete queste analisi sono utili, servono soprattutto a far capire come l'economia locale possa produrre evasione e sommerso, fattori questi che inquinano il corretto funzionamento della competizione economica tra operatori e producono marginalità per ampie fasce di lavoratori e sottraggono ricchezza al territorio e alle infrastrutture.

Ma questo lavoro presentato è solo un primo passo.

Occorre inoltre riflettere soprattutto, su quelle che vengono considerate le cause storiche dell'evasione nel nostro Paese quali il senso civico non consolidato, la scarsa efficienza nei sistemi di controllo, l'insoddisfazione per i servizi pubblici.

Si tratta di fattori sociali che chiamano in causa sia lo stato sia le comunità locali, che devono essere in grado di attivare comportamenti virtuosi attraverso l'introduzione di meccanismi di prevenzione all'evasione.

Per questo l'obiettivo è cercare di produrre discontinuità negli atteggiamenti illegali ed elusivi con queste iniziative come pensionati ci stiamo provando.

Il messaggio che vogliamo lanciare è chiaro, serve destinare ai servizi sociali buona parte degli introiti derivanti dalla lotta alla evasione fiscale.

Quello che noi abbiamo prodotto oggi è solo un piccolo passo che se si vuole può però innescare meccanismi virtuosi, pratici, passando dalla denuncia pur giusta al cercare di mettere in campo azioni di partneriato sul territorio che possano generare risorse finalizzate a sostenere il sociale e quello sviluppo duraturo da tanto tempo auspicato e questo obbiettivo lo si raggiunge solo perseguendo insieme la lotta all'evasione, tenendo presente i fenomeni nazionali, ma convinti che alcune cose concrete si possono fare anche a livello locale, un obbiettivo ambizioso ma che pensiamo possa essere praticato. Grazie.

Bergamo, 26 giugno 2013

Convegno evasione fiscale - Peracchi

Intervento di presentazione
della ricerca sul rischio di evasione fiscale a Bergamo
di Gianni Peracchi, segretario generale Spi Cgil di Bergamo

Parliamo di nuovo di lotta all'evasione fiscale

Di nuovo, perché questo tema è stato e rimane al centro dell'attenzione e delle politiche del sindacato confederale e dei pensionati in modo particolare, soprattutto in un momento in cui la scarsità di risorse a tutti i livelli assume dimensioni preoccupanti.

Quindi ne parliamo non per il vezzo di accodarci ai titoli dei giornali, dopo le condanne milionarie di Dolce e Gabbana per evasione fiscale o la pubblicazione delle graduatorie delle categorie dei contribuenti dalle quali risulta, ad esempio, che gioiellieri denunciano in media 17.000 euro l'anno; oppure dopo gli esiti del processo all'ex Presidente Consiglio (l'appello per il caso Mediaset), che pure riguardano il mancato versamento di quanto dovuto al sistema tributario italiano, o degli "scandali" di Cortina dello scorso anno.

E nemmeno per la voglia di dare lezioni o di criminalizzare chi non versa il dovuto al fisco, a scapito di chi invece non può fare diversamente: dipendenti e pensionati per primi.

È un'esigenza concreta, a cui dare una dimensione attendibile, per cercare di recuperare risorse anche a Bergamo, finalizzabili a fornire servizi sociali alle persone in difficoltà, a ridare fiato ad un sistema produttivo basato su una leale concorrenza, ad alleggerire complessivamente il livello di prelievo fiscale, secondo il principio che se si paga tutti si può pagare di meno.

Si parla spesso di evasione fiscale; ma si propongono stime quasi sempre a livello nazionale, tant'è che molte delle ultime leggi finanziarie si basavano (sul fronte delle "probabili" entrate) proprio su questi dati.

Il nostro tentativo è invece quello di mettere una lente di ingrandimento - forse per la prima volta - su entità territoriali circoscritte.

Il livello di pressione fiscale in Italia, come del resto nella nostra provincia, è particolarmente alto in senso teorico (cioè per quanto si dovrebbe pagare), ma coloro che si lamentano maggiormente delle tasse troppo alte molto spesso non sono gli stessi che versano il dovuto.

E, in una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando, riuscire a recuperare risorse è essenziale; così come è importante incentivare i Comuni a perseguire questo obiettivo, lasciando a loro gran parte delle risorse eventualmente recuperate dalla lotta all'evasione.

Sono ancora pochi gli accordi sottoscritti, come quello del capoluogo, di concerto con l'Agenzia delle Entrate per la lotta all'evasione nel nostro territorio.

Ricordiamo che quello delle autonomie è uno dei sistemi più impoveriti da questa crisi e dal contenimento della spesa pubblica operata a livello centrale e che - anche nella nostra "ricca" provincia - i Comuni sono ad un livello di sofferenza limite.

Anche se è doveroso sottolineare a questo riguardo che nell'ultimo biennio Bergamo non ha brillato per le sue politiche di bilancio: i nostri Comuni, con l'introduzione dell'IMU e delle addizionali, oltre che con le entrate indirette, hanno registrato un incremento dell'1,7% delle entrate correnti, a fronte di una diminuzione della spesa sociale di 0,9 punti.

La nostra provincia, insieme a Milano e Brescia, vanta un rischio di evasione, in cifre assolute, molto alto; ma va anche detto che se rapportassimo queste cifre alla ricchezza complessiva del nostro territorio risulteremmo meno evasori di altre province.

In ogni caso, combinando l'insieme di molteplici fattori, risultiamo essere al quarto posto - dopo Brescia, Sondrio e Mantova - nella graduatoria regionale dell'indice di "rischio evasione".

Quello della lotta all'evasione è un tema scottante, che non suscita certo empatia negli amministratori locali e in una parte dell'opinione pubblica, ma che va affrontato e va fatto diventare elemento qualificante e di cultura, come d'altra parte avviene in quasi tutti i paesi sviluppati.

Proprio in questi giorni stiamo predisponendo, unitariamente, l'aggiornamento della piattaforma confederale e di categoria - da proporre alle istituzioni locali, ai Comuni singoli e associati - e una delle principali richieste è proprio quella di contribuire, mediante gli specifici protocolli previsti, alla evidenziazione di eventuali "sacche" di evasione.

Evitare che chi gode di un benessere economico maggiore di altri possa accedere ai servizi pubblici pagando proporzionalmente di meno di chi non è benestante, rappresenta una "convenienza" di cui tutti dobbiamo diventare consapevoli!

La ricerca che presentiamo oggi è stata condotta dall'IRES Lucia Morosini, un istituto di ricerca della CGIL con il quale lo SPI regionale e di Bergamo hanno già proficuamente collaborato.

La ricerca ha analizzato le stime di rischio di evasione fiscale in Lombardia e nei comuni della nostra provincia, prendendo a riferimento, con metodologie statistiche riconosciute, parametri come quello della densità degli insediamenti produttivi, della loro dimensione, della tipologia delle produzioni. Inoltre sono stati indagati i rapporti tra redditi dichiarati e consumi accertati, oltre che stimati i volumi di evasione di IRAP ed IVA.

Infine c'è una sezione dedicata alla rilevazione delle trasformazioni sociali, degli indicatori della crisi e delle politiche tributarie dei Comuni bergamaschi (secondo i dati di bilancio), sezione che mette in relazione le risorse e la loro finalizzazione verso i servizi alla persona.

Della ricerca, i cui esiti intendiamo "consegnare" alla politica e alla società bergamasca, discutiamo, oltre che con i docenti e ricercatori che l'hanno condotta, a partire dal responsabile dell'Ires Lucia Morosini, Prof. Francesco Montemurro, con rappresentanti dello SPI regionale, della Camera del Lavoro di Bergamo, di Fnp e Uilp insieme al Direttore dell'Agenzia delle Entrate di Regione Lombardia, dott. Eduardo Ursilli, ed al Presidente del Dipartimento Finanza Locale, Federalismo Fiscale e Patto di Stabilità Territoriale di ANCI Lombardia, dott. Fabrizio Taricco.

Una menzione particolare credo sia doverosa nei confronti dello SPI regionale, che ha progettato per primo questa analisi, proponendola poi ai comprensori provinciali.

Un estratto dei dati relativi a Bergamo verrà pubblicato sul prossimo numero di Spi Insieme, visto che i tempi di impaginazione e stampa non hanno consentito di pubblicarli direttamente sul numero di giugno-luglio.

Il testo integrale, accompagnato da un abstract, sarà disponibile sul nostro sito (attualmente in fase di ridefinizione) dopo la metà del mese prossimo.

Bergamo, 26 giugno 2013

Lo Spi a Portella della Ginestra (da Spi Insieme)

Una pagina dolorosa della nostra storia

 

Portella della Ginestra è una località montana situata a circa tre chilometri dalla Piana degli Albanesi (Palermo). Prende il nome dai fiori che vi sbocciano in abbondanza a primavera, ed è nota per essere stata teatro, il 1° maggio 1947, della prima strage dell'Italia repubblicana.

"I padroni dei latifondi lasciavano le terre abbandonate: vi pascolavano le pecore e la gente moriva di fame. Volevamo vivere, ma tutti erano contro di noi, non solo la mafia, anche le forze dell'ordine, i politici, e (cosa che ancora non riesco ad accettare) la Chiesa, perché noi eravamo comunisti! I mandanti non si sono mai saputi; il giorno dopo, Scelba ci disse che era stato il bandito Giuliano." Così Serafino - uno dei testimoni superstiti - ci ha raccontato il 9 maggio scorso, quando con lo Spi Cgil siamo andati a deporre una corona nel luogo della strage.

Il 1° maggio 1947 si tornava a celebrare la festa dei lavoratori: in duemila, per lo più contadini, si riunirono a Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo, a favore dell'occupazione delle terre incolte. Era una festa: cantando e ridendo i contadini percorsero chilometri per ritrovarsi. Sulla gente partirono dalle colline circostanti numerose raffiche di mitra, che lasciarono sul terreno, secondo le fonti ufficiali, 11 morti (9 adulti e 2 bambini) e 27 feriti, di cui alcuni morirono poi per le ferite riportate. La Cgil proclamò lo sciopero generale, accusando i latifondisti siciliani di voler "soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori".

Un episodio della guerra coraggiosa degli umili, del coraggio inconsapevole dei poveri.

(di Augusta Passera - da Spi Insieme luglio-agosto 2013)