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Ricerche, incontri e convegni

Redditi bergamaschi e pandemia

Resi noti i dati sulle dichiarazioni fiscali
Alcune riflessioni sulla nostra provincia

 

red Era molto attesa la pubblicazione, da parte del ministero dell'Economia e delle Finanze, dei dati finali delle dichiarazioni dei redditi dell'anno scorso (dichiarazioni 2021 sui redditi del 2020). Si tratta di un dato importante per capire soprattutto come ha inciso la pandemia Covid-19 sulle condizioni economiche delle famiglie e in che misura i numerosi interventi del governo (i famosi "ristori") hanno contribuito ad attenuare gli effetti, che definire catastrofici è un eufemismo, sul mondo del lavoro: basti ricordare che le ore di cassa integrazione, in provincia di Bergamo, sono passate dai 4 milioni del 2019 ai 92 milioni del 2020, un aumento di oltre il 2.000% che ha significato una secca diminuzione dei redditi dei lavoratori dipendenti che sono la spina dorsale dell'economia bergamasca. Infatti, il reddito medio provinciale da lavoro dipendente è diminuito, rispetto al 2019, del 2,18% passando dai 23.426 euro del 2019 ai 22.915 euro del 2020. Molto di più sono calati i redditi dei lavoratori autonomi, scesi dell'8,5% e qui si vede l'importanza di difendere gli ammortizzatori sociali che consentono di ridurre i danni dei periodi di vacche magre.

red Ma, se è vero che i redditi dei lavoratori autonomi sono diminuiti, è altrettanto vero che stiamo parlando di redditi medi provinciali di oltre 60mila euro (quasi il triplo del reddito medio da lavoro dipendente) e, come ci insegnano gli economisti, una perdita, anche piccola, per chi ha redditi bassi produce sacrifici non proporzionali ma assai più pesanti che nel caso di chi ha redditi elevati.

red E i pensionati? Il reddito da pensione è stata l'unica tipologia di reddito che non è diminuita, anzi è aumentata, seppur modestamente (+0,84%). In un momento in cui l'economia si era quasi fermata, il reddito dei pensionati è spesso stato un'ancora di salvezza per aiutare figli e nipoti in difficoltà.
È interessante, però, guardare anche le altre dinamiche che le dichiarazioni dei redditi ci consentono di vedere, e qui il quadro non è positivo. Infatti il reddito medio dei pensionati è stato di 18.720 euro e se la distanza dal reddito medio dei lavoratori dipendenti (22.915 euro) è di 4mila euro (-22%), la distanza dal reddito dei lavoratori autonomi (60.328 euro) è di 41mila euro; il reddito degli autonomi è infatti il triplo di quello dei pensionati, assai di più anche del reddito degli imprenditori che è di 43.546 euro (quindi "solo" poco più del doppio di quello dei pensionati).

gromo-ridred Si tratta di dinamiche che hanno un peso notevolissimo sulla distribuzione geografica delle condizioni economiche nella nostra provincia: c'è infatti una stretta correlazione tra bassi redditi, piccoli comuni di montagna soggetti a spopolamento e prevalenza dei redditi da pensione. Ormai da anni la classifica dei comuni è sempre quella: al primo posto per reddito medio stanno Bergamo e i comuni attorno a Bergamo, preferibilmente in zone collinari (Mozzo, Gorle, Cenate, Ponteranica, Lovere...), mentre agli ultimi posti stanno sempre i piccoli paesi di montagna, soprattutto delle valli laterali della Valle Brembana e Imagna (Blello, Fuipiano Valle Imagna, Valtorta, Vedeseta, Piazzolo, Locatello, Santa Brigida, Cusio...). Sono gli stessi paesi che hanno una bassa e bassissima percentuale di redditi da lavoro dipendente. Una questione sociale che andrebbe affrontata con più decisione: evidentemente la speculazione edilizia non paga, tranne che per qualche speculatore che ha devastato il paesaggio di alcuni ben noti comuni, riempiendoli di seconde case, ormai in gran parte abbandonate. Per contrastare lo spopolamento e l'impoverimento di queste aree è necessario puntare sulla valorizzazione dell'ambiente, sui prodotti tipici locali, su un turismo "dolce" e sul sostegno ad iniziative come le cooperative locali, soprattutto di giovani (agricoltura, pastorizia, commercializzazione di prodotti locali, valorizzazione del ricco patrimonio artistico) e le nuove forme di accoglienza turistica, come l'albergo "diffuso". E, non dimentichiamolo, anche la difesa di servizi essenziali come sanità, scuola, trasporti.

red Un altro aspetto preoccupante è l'aumento di 8.800 contribuenti nella fascia più bassa di reddito (da 0 a 10mila euro): questi, infatti, sono 184mila, mentre erano 175mila l'anno precedente. È rimasto praticamente invariato il numero di contribuenti nello scaglione da 15 a 26mila (+0,39%) e sono invece diminuiti tutti gli altri scaglioni, fino al più alto (redditi oltre 120mila euro). In pratica uno scivolamento verso il basso.
Ma è da sottolineare che i 184mila contribuenti al di sotto dei 10.000 euro sono il 23% dei bergamaschi, quasi uno su quattro, quindi. E un reddito inferiore ai 10.000 euro, se è l'unico nel nucleo familiare, è un reddito che colloca il cittadino e la sua famiglia al di sotto della soglia di povertà, cioè al di sotto di quel reddito che consente, secondo l'Istat, di acquistare quei beni e servizi considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.

red Troppi, davvero troppi, specie se si pensa che sono molte migliaia anche i bergamaschi che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi perché al di sotto della soglia di 8mila euro. In una provincia che è tra le prime 20 in Italia per reddito medio, si fa ancora troppo poco per affrontare il problema.

Orazio Amboni
Dal periodico "Spi-Insieme"
Bergamo, maggio-giugno 2022