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Previdenza e assistenza

Blocco rivalutazioni pensionistiche - un'utile precauzione


red La vicenda del blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a 3 volte il minimo operato dal governo Monti/Fornero continua. Quel blocco infatti non è stato operativo solo negli anni 2012 e 2013, ma ha mantenuto e reso permanente quella riduzione del 5,7% del valore della pensione.
Il governo Letta ha riattivato un meccanismo di rivalutazione universale, ma in forma riduttiva ed anche - a nostro giudizio - scorretta. La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo quel blocco, motivando la sua sentenza con la necessità di una maggiore gradualità e proporzionalità.
red In questo quadro, il 21 maggio 2015 l'attuale governo ha emanato un decreto, che, in attuazione della sentenza della Corte, ha effettivamente introdotto tracce di gradualità e proporzionalità. Tuttavia, secondo noi, il decreto governativo non rispetta correttamente la sentenza della Corte, sia per quanto concerne gli arretrati (molto parziali e non per tutti), ma soprattutto perché non ricostituisce quanto tolto in termini di rivalutazione per il futuro.
red Lo Spi nazionale ha provveduto ad assumersi la gestione di alcune vertenze legali, per arrivare ad ottenere una nuova sentenza che giudichi negativamente il decreto governativo e renda così necessaria una legge più adeguata a garantire a tutti maggiore giustizia. Alcune di queste vertenze hanno già superato il tribunale di primo grado, ottenendo il rinvio al giudizio di legittimità da parte della Corte costituzionale.
red Il tempo però scorre e si rischia di arrivare ad un punto in cui, anche con una sentenza favorevole, gli interessati perderebbero dei soldi.
Infatti, dopo 5 anni, un eventuale credito nei confronti della pubblica amministrazione va in prescrizione, a meno che non sia stata fatta richiesta certificata di interruzione della prescrizione stessa. In altri termini, i crediti si possono recuperare andando indietro solo di 5 anni. La perdita parte dal 1° gennaio 2012; è perciò necessario che - entro il 31 dicembre 2016 - ogni persona interessata faccia formale richiesta di avere quanto è stato tolto. Così facendo, anche se la Consulta si pronuncerà molto più avanti, non si rischieranno perdite economiche ingiustificate. Certo, è possibile che la Consulta consideri il decreto governativo perfettamente legittimo, e ovviamente in questo caso nulla sarebbe dovuto, almeno secondo la legge.
red Quindi, a scopo di precauzione e tutela, invitiamo chi è interessato a passare dalle nostre sedi territoriali a ritirare il modulo predisposto (o a scaricarlo da questa pagina), quindi a compilarlo e spedirlo all'Inps di Bergamo, come raccomandata con ricevuta di ritorno.
red Le persone interessate sono quelle che nel 2012 percepivano una pensione lorda superiore ai 1.443 euro lorde al mese. Chi prendeva meno non ha avuto nessuna perdita da recuperare, così come chi è andato in pensione dopo il 31 dicembre 2012 e che è rientrato direttamente nel sistema stabilito dal governo Letta a partire dal 1° gennaio 2013.

di Marcello Gibellini
Dal periodico "Spi Insieme"
Bergamo, aprile 2016

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