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Amministrazioni e negoziazione

Negoziazione sociale - una ricerca Ires per lo Spi di Bergamo


red Su indicazione dello Spi di Bergamo, l'Ires Morosini ha elaborato una ricerca di demografia sociale sul territorio bergamasco, finalizzata a fornire strumenti utili alla negoziazione sociale territoriale esercitata dal Sindacato dei pensionati della Cgil.

red La ricerca è stata presentata in un seminario tenutosi il 23 settembre 2021 alla Malga Lunga.

red E' inoltre oggetto di un articolo pubblicato sul numero di settembre-ottobre del periodico Spi Insieme, a firma di Carmen Carlessi, che qui sotto riportiamo.

red Scarica il pdf della Ricerca Ires Morosini:
    "Negoziazione sociale
     e nuova programmazione degli Ambiti di Zona
     nella provincia di Bergamo"

 


 Conoscere la Bergamasca e i suoi bisogni

red La negoziazione sociale, contrariamente alla contrattazione aziendale finalizzata alla stipula di "contratti", ha come scopo principale la realizzazione di "accordi" finalizzati a dare risposte ai bisogni delle persone in una logica universalistica e solidale.
Partendo da questi presupposti, il sindacato, nello svolgere la negoziazione, non si limita ad essere portatore di interessi delle persone che rappresenta, ma diventa promotore di partecipazione, benessere, sviluppo equo ed inclusivo.

red L'azione negoziale si dispiega a tre livelli: regionale, sovra comunale e comunale e lo strumento principe attraverso cui si concretizza è il Piano di zona, che rappresenta perciò lo strumento di programmazione territoriale per realizzare una rete di servizi integrati in ambito sociale e socio sanitario.
Nella redazione del Piano di zona si definiscono obiettivi e priorità da affrontare nel triennio di durata del Piano, si individuano criteri per l'assegnazione delle risorse e si costruiscono condizioni per una maggior uniformità ed equità d'accesso ai servizi da parte delle persone.

red Per affrontare al meglio la nostra azione negoziale, e quindi avere gli strumenti che ci consentano di predisporre una "piattaforma", abbiamo ritenuto indispensabile partire da un'approfondita conoscenza della demografia sociale del nostro territorio e dei bisogni che esso esprime.
Ci siamo avvalsi delle competenze dell'Istituto di ricerca Ires Morosini e, nello specifico, di Francesco Montemurro, affinché ci aiuti a conoscere meglio la distribuzione del bisogno, della domanda e dell'offerta sociale presenti nella nostra provincia.

centro-bgred La ricerca Ires parte col chiedersi se il fatto di essere bergamaschi sia in sé un valore aggiunto. In effetti i dati raccolti evidenziano come la nostra provincia si sia caratterizzata storicamente come un'area dalle elevate performance, con alta capacità produttiva e bassa disoccupazione. Questo fino agli anni Duemila, periodo in cui ha iniziato ad avere una bassa crescita della produttività. Tra i diversi motivi che hanno portato a questa situazione, alcune difficoltà strutturali dovute a un territorio troppo frammentato in piccoli comuni (molti dei quali si trovano in zone montuose distanti dai principali insediamenti produttivi e dai poli urbani che erogano servizi di cittadinanza: trasporto, istruzione, sanità), che soffrono gli effetti di un lungo processo di de-industrializzazione e spopolamento.
È da sottolineare inoltre come la popolazione stia sempre più invecchiando, tanto che le proiezioni prevedono che aumenterà soprattutto il peso dei "grandi anziani" ultra 85enni, che in dieci anni passeranno dal 3,6% al 4,4%. È evidente come questo dato debba indirizzare le politiche territoriali, considerato che l'invecchiamento produrrà un aumento delle condizioni di disabilità e di non autosufficienza.

red La ricerca analizza poi il contesto e cioè il gradiente territoriale, considerando che la provincia bergamasca si caratterizza per importanti divari di sviluppo. Le zone vallive e dell'arco alpino rappresentano un'area sottoposta a un lungo depauperamento economico/demografico e ad una rarefazione dei servizi di base, cui fa da contrappeso la capacità della città di Bergamo di assorbire l'emorragia di popolazione.
Montemurro entra nel merito delle politiche di bilancio fin qui attivate, con particolare attenzione alla spesa sociale e ai risultati di amministrazione, sottolineando, tra l'altro, come l'avanzo di amministrazione disponibile sia più alto proprio nei comuni più piccoli, dove la capacità di spesa sociale e d'investimento è più bassa.

red Nel suo prosieguo, la ricerca analizza i cambiamenti in atto nella società anziana, il forte rischio di perdita di autonomia e quindi la necessità di ripensare le politiche sociali, e individua possibili temi della negoziazione sociale e cioè: programmare azioni a contrasto di rischi di esclusione legati alla solitudine, attivare reti di servizi di solidarietà e vicinato, perseguire politiche locali adeguate e organiche sull'abitare, riorganizzare i servizi residenziali per le persone non autosufficienti e parzialmente autosufficienti, considerando che tra il permanere nella propria abitazione d'origine e il dover ricorrere all'inserimento in strutture residenziali occorre un mix di altre opportunità intermedie.

red Assolutamente da ripensare sono anche le politiche sociali e le politiche urbanistiche, che devono essere fortemente integrate tra loro per adeguarle all'invecchiamento della popolazione. Va favorita e attivata una formazione all'utilizzo dei mezzi di comunicazione informatici, la cui ignoranza produce gravi problemi negli anziani: difficoltà nelle comunicazioni con i familiari, problemi negli accessi a prestazioni del welfare che oggi utilizzano canali informatici, impossibilità a essere informati adeguatamente anche circa i propri diritti.
Partendo dallo stato dell'arte della negoziazione nella nostra provincia, la ricerca suggerisce alcune aree di possibile miglioramento. Per primo consiglia di interloquire con Ambiti estesi e non con singoli Comuni. Sottolinea poi la difficoltà di radicamento della negoziazione nel nostro comprensorio; un'insufficiente formalizzazione delle procedure che spesso producono verbali d'incontro e non veri e propri accordi; la sottoscrizione di accordi che assumono la forma della mera "presa d'atto" in cui il sindacato limita il proprio contributo a enunciazioni di principio e inoltre un grado ancora insoddisfacente di innovazione sociale per quanto riguarda la programmazione dei servizi residenziali, poco orientati allo sviluppo delle soluzioni di residenzialità leggera e degli interventi di comunità.

red La ricerca si conclude con indicazioni circa una possibile scaletta per la piattaforma negoziale che deve prevedere la definizione delle premesse e cioè: ruolo e finalità della negoziazione sociale, le motivazioni per cui si avanzano determinate richieste partendo dall'analisi della domanda sociale, i confronti a livello temporale e spaziale, lo stato di esigibilità dei diritti sociali e di cittadinanza. Vanno ovviamente indicati proposte/progetti definendone obiettivi generali e specifici, contenuti, azioni, tempistica, possibili risorse, risultati attesi. È indispensabile la fase del monitoraggio e di verifica del grado di raggiungimento degli obiettivi posti. Da ultimo, ma fondamentale, la necessità di comunicare alla cittadinanza tutto il percorso intrapreso, partendo delle richieste fatte e aggiornando in corso d'opera fino a comunicare i risultati ottenuti.

Carmen Carlessi
Dal periodico "Spi-Insieme"
Bergamo, settembre-ottobre 2021